Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

Il sito della parlamentare del Partito Democratico di Rimini

Corriere di Rimini, “Intervista della domenica” a Elisa Marchioni, di Pietro Caricato

Pubblicato da redazione il | 8 Marzo 2008 |

Cosa l’ha spinta a buttarsi in politica?

«Una decisione si è imposta dopo la telefonata del sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, che nel giugno del 2006 mi ha chiesto di entrare a far parte della giunta. Non gli ho risposto subito di sì perché ero molto legata al mio lavoro e non ero così sicura che fosse quello il mio percorso. Poi ho accettato: mi sono fidata di chi ha creduto che potessi farlo, e perché amo Rimini e penso che ognuno di noi debba fare la sua parte. Se tutti scappano dagli impegni gravosi…. E’ stata un’assunzione di responsabilità, e sono stata onorata di svolgere questo incarico, vissuto con grande entusiasmo. Nell’ottobre scorso, ho deciso di entrare nel Partito democratico, per condividere una grande passione politica e una grande speranza. E’ una ricchezza straordinaria anche l’appartenenza al Pd di tante persone che provengono da percorsi diversi, con cui condividere un progetto politico di spessore».

Cosa aveva fatto prima?

«Dopo la laurea, lavorai alla Ferretti per 6-7 mesi con la prospettiva di inserirmi nel settore della comunicazione aziendale. Poi andarono a buon fine i provini fatti con la Rai e partii per Roma. Sono stata a Radio Due dal ‘91 al ‘94 nel programma “Pomeriggio insieme” con il ruolo di programmista-regista, realizzavo interviste. Nel ‘95, quando stavo per andare a lavorare con Cecchi Paone per un altro programma radiofonico, mi arrivò la chiamata di Giovanni Tonelli per Radio Icaro. Era il gennaio del 1995. Fino allora la radio era andata avanti col volontariato. Scelsi Rimini perchè trovavo stimolante raccontare la mia città: penso che il giornalismo locale abbia un rapporto col territorio più profondo e di continua verifica con la gente. Questo percorso mi ha dato anche il vantaggio, che adesso mi servirà, di conoscere molto bene il nostro territorio provinciale. Pian piano abbiamo acquisito professionalità: nel ‘97 siamo entrati nel circuito nazionale delle emittenti cattoliche, nel 2000 è partito il sito internet, nel 2002 il telegiornale e alcune trasmissioni televisive. Quando ho lasciato radio e tv, nel giugno del 2006, si era consolidato un gruppo di una ventina di persone col quale si era costruito un bel rapporto e di cui sono orgogliosa».

Il suo giornalista preferito?

«Sergio Zavoli: con lui, le parole evocano e affascinano. Ettore Mo per i reportage»

Lei aderisce al Partito democratico, si rende conto che grazie alle liste bloccate può diventare deputato della Repubblica senza essere mai passata attraverso il giudizio degli elettori? Non era meglio fare delle primarie?

«Io, come tutti gli altri candidati, mi ritrovo in questa situazione per via di una legge elettorale che espropria gli elettori del diritto di scegliere il proprio candidato. E’ una legge che va cambiata. Le primarie indubbiamente sarebbero state il meglio, ma mancavano i tempi tecnici. Qui a Rimini abbiamo seguito il percorso di consultazione indicato dal livello nazionale. E in questo senso le consultazioni hanno però costituito un’inedita occasione di democrazia. Pur considerando che sono e restano le primarie lo strumento perfetto, non mi risulta sia stato attivato qualcosa del genere in passato».

Quali sono i pregi del Partito democratico? E i limiti?

«Il grande pregio è quello di aver riportato la politica a essere un valore importante con radici nel territorio e nella partecipazione delle persone. Il Pd ha riportato al centro la voglia di una politica pulita, che si può fare insieme, dentro un partito e non in una piazza, magari solo per interessi di parte. Una politica che si può fare senza avere bisogno di qualcuno che ti apre la porta. I limiti? Questo si vedrà più avanti perché il percorso deve ancora trovare un suo compimento e bisogna vedere quale sarà l’approdo».

Lei ha un figlio di 4 anni: lo porterà a Montecitorio?

«E’ una decisione che devo ancora prendere. Non lo vorrei sradicare perché qui ha il suo mondo, i suoi amici, non deve vedere questa novità come una frattura. Ma qualche settimana a Roma con me penso si possa fare. Del resto è abituato a vedermi lavorare molto: ma ogni minuto libero cerco di passarlo con lui. Non è vero che con i figli sia la qualità del rapporto a contare. Serve anche il tempo».

Quali sono i suoi hobby?

«Non posso permettermeli»

E come auspicio?

«Quando riesco, vado in giro con l’iPod per ascoltare musica, e mi piace frequentare gli amici, leggere, viaggiare e andare in bicicletta. Ah… amo molto cucinare».

Il suo piatto forte?

«Lo strudel ai porcini ma metterei anche le lasagne con asparagi».

I tre valori più importanti secondo Elisa Marchioni.

«Famiglia, servizio e condivisione. Il servizio è la disponibilità a essere aperti a qualcosa che va oltre te. La condivisione, perchè senza rapporti veri con le persone… non so come farei. Sarei perduta

Un politico del passato che stima più di tutti?

«Giorgio La Pira perché stato capace di essere coraggioso e anticipatore di alcune scelte, senza prendere niente per sé. E poi aggiungerei Alberto Marvelli, capace di ascoltare i bisogni della gente, e Aldo Moro, un uomo di dialogo in un’epoca di profonde fratture. Da questi politici, ma anche da altri loro contemporanei, come Berlinguer, prenderei anche la coerenza e la consapevolezza di dover onorare la politica nel senso più alto, e la capacità di mantenere rapporti corretti, che esprimano stima reciproca anche nella diversità delle posizioni. Bravo Walter Veltroni perché punta sui programmi senza abbassare i toni all’insulto e alla delegittimazione dell’avversario».

Il miglior politico o amministratore pubblico di Rimini?

«Mi appello al quinto emendamento: il livello di capacità e competenza è diffuso, è antipatico scegliere».

Quando stava per terminare gli studi cosa desiderava fare da grande?

«Non ho mai fatto piani, non credo la vita si possa prevedere. Ero certa sarebbe stata in ogni caso un’avventura affascinante. Pensavo di insegnare filosofia e di avere tanti bambini».

Un rimpianto?

«Beh, direi di non averne. Ho ricevuto molti doni dalla vita, non so se meritati. Certo, non ho vissuto solo esperienze felici, ma se dovessi fare un bilancio, direi che sono contenta. Ci sono strade che non ti aspettavi di imboccare e capaci di sorprenderti e darti grande gioia e gratificazione anche se richiedono molto impegno. Non ho mai avuto niente gratis. Né lo avrei chiesto».

E adesso, cosa le piacerebbe fare dopo il deputato? Come si vedrebbe nei panni del primo sindaco donna di Rimini?

«Prima di tutto, aspettiamo di diventare deputato. E’ molto difficile pensare al dopo, anche perché ragiono in termini di servizio e non di carriera. La mia candidatura ha senso solo nell’ambito di un progetto che coinvolge tutto il partito. Adesso tutto il mio impegno è destinato a fare bene in quel che mi si è aperto davanti, che duri sei mesi o cinque anni».

Le donne nei posti di potere della politica sono poche. Ma questo discorso, in Italia, vale anche negli altri ambiti della società. Perché?

«E’ un insieme di fattori: retaggi culturali, mentalità, rassegnazione… Ci vorrebbe un trattato di sociologia. Alcuni cambiamenti però si cominciano a intravedere: e non è solo una questione di numeri da rivendicare, è proprio che il contributo delle donne è importante e di qualità. Ho vissuto, in passato, alcune difficoltà per essere uno dei pochi direttori di testata giornalistica donna: ad esempio, l’ipotesi del congedo per maternità non era contemplata contrattualmente. Ora, per la politica -ma io spero non solo- lo dice il programma del Pd: è un percorso che è partito ed è ormai difficile arrestare. Le donne sono una risorsa in tutti gli ambiti perché non rappresentano solo le donne. Vorrei anche aggiungere che io e le altre della mia generazione beneficiamo in molti casi dell’impegno di molte donne venute prima di noi. E la mia scelta di accettare la candidatura alla Camera vuole anche affermare che noi donne, senza rinunciare a famiglia e figli, possiamo giocare il nostro ruolo nella società e nella politica»

Lei è una cattolica praticante. E’ più fedele allo Stato o alla Chiesa?

«Concordo con Veltroni: basta con gli steccati. Sia La Pira che Marvelli hanno dimostrato sia possibile essere politici capaci e stimati, ed essere a tutti gli effetti buoni cattolici. Addirittura santi, al servizio dell’uomo e del bene comune».

C’è un peccato contro lo stato?

«Sì, ad esempio è un peccato grave non pagare le tasse. Io le ho pagato sempre. E’ fondamentale. Ne sono convinta. Inoltre, è importante rifondare il rispetto nei confronti delle istituzioni».

Dopo la scelta dei candidati ci sono state delle reazioni feroci all’interno del Pd riminese. Se le aspettava?

«Sulla base di quel che ha indicato Veltroni e con la nascita del Pd si è attivato un percorso innovativo su scala nazionale, a Rimini portato avanti in primis con convinzione, coraggio e passione da Andrea Gnassi e Luigi Bonadonna, e condiviso da tanti. Credo che alcuni pareri negativi sui percorsi, accelerati per forza di cose dalla caduta del Governo, ci sarebbero stati con qualsiasi candidato fosse stato scelto. Anche con quelli uscenti. Sono convinta però sia corretto ed importante recuperare questi rapporti, perché io sono il candidato di tutto il Pd di Rimini. Degli iscritti nuovi e di chi ha un lungo percorso alle spalle».

Cosa può chiedere la provincia di Rimini ai palazzi romani, a cominciare dal Parlamento?

«Rimini è una provincia abituata a rimboccarsi le maniche, a volte a fare da sola. Sto per iniziare il giro di incontri con i territori, i sindaci, le categorie, i circoli, le associazioni. Voglio incontrare tutti. La campagna elettorale è un modo per conoscersi e cominciare insieme a programmare, anche quel che vogliamo chiedere a Roma. Ci sono richieste storiche: la grande viabilità, il sostegno al turismo e all’impresa, il Galli… Ma ci sono anche altre dimensioni della vita cittadina, che pur non alla ribalta delle cronache sono ugualmente importanti per la vita dei riminesi. Voglio creare un forte collegamento, con una base permanente, con il nostro territorio perché mi sento il portavoce delle nostre esigenze, quelle di tutti, portando contemporaneamente il meglio di Rimini nel sistema-Italia».

Cosa chiederebbe lei alla sua città?

«Di volersi più bene e di essere più unita e più generosa con se stessa. Uniti si ha quella forza, quel peso specifico, quella credibilità che rende più “pesanti” le nostre richieste. Ma non è solo questione di rafforzare il nostro peso; è anche per valorizzare il nostro ruolo individuale e collettivo nel mondo. Uniti riusciamo anche a farci riconoscere quello che Rimini dà e ha dato al Paese».

Per concludere, in una frase dica chi è Elisa Marchioni

“Oh! Difficile. Sono una donna felice di affrontare ogni mattina le sfide che la giornata porterà, senza timore di ricominciare daccapo, perché tutto si costruisce passo a passo, con ottimismo e grinta da azdora. Sono anche fifona, emotiva, pasticciona…. Va bene anche se sono due, le frasi?

Pietro Caricato

Tratto dal CorriereRomagna www.corriereromagna.it

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