“Il dialetto è un mondo da difendere, da salvaguardare, da portare con noi nel futuro”: Elisa Marchioni a “Le parole da non scordare”
Pubblicato da redazione il | 7 Aprile 2008 |
“Alcuni pensieri, alcune parole esistono solo in dialetto, che spesso mi capita di usare perché hanno più colore. e del dialetto amo la concretezza, una forza espressiva che riesce a regalare delle immagini”. E’ il dialetto secondo Elisa Marchioni, intervenuta a “Al paroli da nu scurdé”, la manifestazione organizzata al porto di Rimini domenica 6 aprile.
Nel luogo più amato della città, quando c’è il sole, la domenica, tra terra e mare, sulla palata, politica e cultura, impegno e tradizioni si sono date appuntamento in modo originale, attraverso l’arte e la riflessione. Una a ricordare vecchie tradizioni o a trovare nuove formule, l’altra a riscoprire il perché delle nostre parole, restituendo loro una storia.
Accanto al palco un muro, sul quale scrivere le proprie parole in dialetto da portare nel futuro. “Ho portato con me due parole, “sgudeble” e “luloun”, due parole intraducibili in italiano”, dice Elisa Marchioni. Sul palco si sono appena alternati un rapper, Word, che canta in dialetto, “aggiornando - dice Piero Meldini, lo scrittore e studioso riminese che alterna la letteratura alla ricerca delle nostre radici - quelle che erano le zirudele di Giustiniano Villa, gli stornelli di protesta popolari”.
Ma anche comici, come come Marco Bianchini, che gioca con la politica interpretando un futuro assessore al dialetto, con tanto di programma elettorale. O Liana Mussoni, attrice, che recita, quasi cantando, le poesie dialettali dei poeti consacrati.
“Mia madre era di piazza Tre Martiri, mio padre di Viserba: il mio è un dialetto un po’ spurio. Ma lo pratico. Il dialetto è una lingua da tutelare e da salvaguardare, va parlata ai bambini. E’ un mondo, una cultura che non è possibile perdere, perché il dialetto è un modo di essere, non solo di pensare”.
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