Sui dati elettorali. Cattolici e non, dentro il Pd
Pubblicato da Elisa Marchioni il | 19 Aprile 2008 |
Sessanta anni fa, i Padri costituenti hanno dato vita alla nostra Costituzione: tra loro vi erano De Gasperi, Togliatti, Nenni e molti altri, dalla Democrazia cristiana, dal Partito socialista e dal Partito comunista. La Costituzione è riuscita ad essere la sintesi più alta e nobile dell’incontro tra visioni culturali e politiche differenti: questo contava, e per questo, perché rappresentasse tutti gli italiani, le diverse tradizioni hanno portato il proprio contributo e contemporaneamente accettato di confluire in un percorso comune. Altissimo risultato, altissimo contenuto cui tutti gli sforzi sono stati protesi, e del tutto secondaria invece la visibilità dei singoli apporti. Questa è la sfida che si è riproposta con il Partito democratico, nato dalla tradizione dei Democratici di sinistra, della Margherita, e aperto alla partecipazione della società civile che torna ad avere voglia di politica.
La sfida è quella di elaborare una risposta politica concreta e credibile per le domande del nostro Paese - un’Italia che nel frattempo è cambiata, non vive più certo il dramma del dopoguerra ma è diventata più complessa, ed attraversata da nuove tensioni e fatiche- dall’incontro soprattutto tra la tradizione del cattolicesimo democratico e della sinistra riformista. L’incontro fra queste due tradizioni, e il recupero di una partecipazione popolare diffusa, è un contributo fondamentale per l’Italia: è cominciato per noi, con il Partito democratico, l’impegno a creare le condizioni e gli ambiti stabili dove si possa elaborare e lavorare, dove si sentano benvenuti sia tutti coloro che hanno lunghi percorsi politici alle spalle, sia tutti coloro che si avvicinano per la prima volta ad un partito, per mettere a disposizione, a servizio, competenze, esperienze, prospettive. Anche la mia candidatura ha senso in questo contesto: non ho appartenenza storica ad una formazione politica, non provengo né dall’ ex- Margherita, né dagli ex-Ds, mi sento in tutto e per tutto ‘targata’ e convinta dalla novità del Pd. Credo sia possibile vincere questa sfida, perché sono fermamente convinta che le differenti sensibilità e percorsi presenti nel Partito democratico siano una straordinaria ricchezza, e siano una presenza da valorizzare, e non da soffocare. L’apporto di ciascuno sarà così originale, e senza rinnegare nulla -perché non è l’omologazione che ci aiuta a crescere-, tutte le ‘anime’ sanno già e sapranno ancora essere motore di elaborazione culturale e politica, per creare un fermento positivo di idee e proposte efficaci e innovative per un Paese che chiede risposte vere. Sarebbe invece un errore, ma noi non ci cadremo, limitarsi a rivendicare visibilità per ogni appartenenza: la politica delle tante bandierine che sventolano per accontentare tutti, è fallita.
Credo che sia possibile vincere la sfida della politica italiana anche e soprattutto dopo il risultato delle elezioni di domenica scorsa: il Partito democratico non governerà, ma questa è solo la prima tappa di un percorso iniziato pochi mesi fa, e che ora sappiamo di continuare insieme al 33% degli italiani e al 42% dei riminesi. Il nostro dato locale è un ottimo punto di partenza, ed è un risultato positivo soprattutto pensando che è stato raggiunto con la mobilitazione e il rinnovato entusiasmo, con centinaia di iniziative nei circoli e nelle piazze. Possiamo migliorare ancora, ‘ascoltando’ il risultato elettorale in profondità: senza pregiudizi ci aiuteremo a cogliere chi si è sentito rappresentato dal nostro progetto e chi invece ci dà segnali di una distanza che si può colmare. Lavoreremo per farlo.
Per quanto riguarda la scomparsa invece dei rappresentanti istituzionali in Parlamento e Senato per la Sinistra Arcobaleno, il nostro segretario Walter Veltroni ha delineato la linea di intervento: ’sì’ al dialogo a sinistra, ‘no’ ad un percorso insieme. Il nostro è un partito di centro-sinistra, nato su basi programmatiche e ideali chiare, e non si cambia in corsa.
Attenzione quindi a non strumentalizzare numeri e cifre per arrivare a conclusioni affrettate. Non sono gli equilibri interni a dover assorbire tutte le nostre energie, ma l’ascolto dei bisogni e la ricerca di risposte per le persone: è questo che merita tutta la nostra attenzione; anche se è del tutto comprensibile qualche assestamento in un partito così giovane e chiamato immediatamente ad una prova elettorale impegnativa.
Un po’ di dialettica non ci spaventa: ma non ci fa perdere neppure di vista l’obiettivo prioritario, la risposta ai bisogni del nostro Paese. La campagna elettorale –per me, la prima- è stata una straordinaria esperienza di incontro e ascolto. Ho toccato con mano la voglia di tanti di tornare a sentirsi parte, a partecipare in senso forte, ma anche le preoccupazioni, la difficoltà di far quadrare il bilancio familiare, il disagio dentro le scuole, la richiesta di sicurezza. Costruire una risposta alle domande che il territorio riminese e l’Italia ci pongono è l’impegno cui vanno tutte le nostre risorse e tutti i nostri contributi e di chi vorrà fare la strada con noi: ci siamo, ci sono Andrea Gnassi e Luigi Bonadonna, che hanno compiuto la fondamentale tappa di condurre i due partiti dentro il Pd, ed ora guidano il Pd riminese; i segretari dei circoli, dei comuni, tanti aderenti, tanti ‘vecchi’ militanti e tanti giovani. Tutti sono importanti: a tutti va il ‘grazie’ per il percorso fin qui fatto, e la spinta a ben proseguire. Io la vedo bene anche per quello che verrà: il Partito democratico è una straordinaria opportunità; nata dalla crisi dichiarata dei partiti precedenti. Nel Partito democratico ci sono le idee e le risposte, c’è entusiasmo, competenza ed effervescenza, voglia di discutere, di confrontarsi, di dare: questo non può che portarci a risultati positivi. Ce la possiamo fare. Si può fare, davvero.
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