Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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Fiducia nella scuola… O fiducia sul decreto-scuola?

Pubblicato da Elisa Marchioni il | 11 Ottobre 2008 |

Martedì scorso il Parlamento è stato chiamato a votare la fiducia al provvedimento del ministro Gelmini: ancora una dimostrazione di voler chiudere in fretta e senza discutere un tema così delicato come l’assetto della scuola per tutti i nostri bambini.La fiducia è stata accordata con 321 voti favorevoli, 255 contrari e due astenuti. Giovedì la Camera ha espresso il voto definitivo su questa manovra, portata a termine “senza amore per la scuola, e senza la scuola”, che la sente imposta, come ha sottolineato Giuseppe Fioroni, che ha espresso in aula il parere contrario al voto a nome del Partito democratico.

Una sola giornata è stata dedicata interamente al dibattito in aula sulla scuola, mercoledì: peccato il Ministro Gelmini non abbia ritenuto di partecipare e non si sia neppure presentata. Un atteggiamento che la dice lunga sul tema di aperture e dialoghi possibili….

D’altra, parte, in Commissione, dei numerosi contributi (un centinaio di idee e non di pretesti per rallentare i lavori), proposti dalla minoranza come emendamenti al decreto del Governo, solo due sono stati recepiti. Perché torno a ribadire che, a fronte della possibilità di discutere, nessuno sarebbe stato a difendere semplicemente lo status quo, condividendo che la scuola necessiti di interventi, riflessione, attenzione.

Mercoledì dunque abbiamo esaminato gli ordini del giorno presentati al provvedimento. Sono molti i cambiamenti cruciali, di cui si discuterà ancora a lungo: dal ritorno al maestro unico alla chiusura delle scuole di piccole dimensioni (con l’appoggio anche della Lega), spesso l’unico presidio, l’unico punto di ritrovo e socialità contro lo spopolamento e la marginalità dei piccoli paesi. Se le decisioni assunte sulla scuola fossero definibili per figura retorica, sarebbe la sineddoche: dove la parte passa per il tutto. Lavagne luminose -peraltro solo promesse- diventano l’ammodernamento al posto di risorse adeguate per tutta l’edilizia scolastica, abolizione delle scuole di specializzazione senza ripensare l’accesso alle graduatorie per l’insegnamento, e così via.

Sono intervenuta in aula mercoledì in merito a una richiesta meno strutturale, ma ugualmente importante: ho illustrato l’ordine del giorno che chiede di fornire alle scuole almeno le risorse -toner e carta- per  scaricare i testi da internet, come la riforma prevede, perché il provvedimento e il risparmio non siano di facciata. Sono meno del 40% le famiglie in Italia hanno il computer a casa, e quelle che non ce l’hanno sono spesso le stesse che fanno fatica ad acquistare i testi scolastici. La scuola rappresenta per molti bambini la fondamentale opportunità di promozione sociale, perché non tutti hanno alle spalle famiglie in grado di fornire gli stimoli e gli strumenti, se non li conquistano in classe: allora, in un Paese che è già in fondo alle classifiche per libri e quotidiani letti, far passare che la spesa per i libri sia superflua, eliminabile a favore di foglietti sparsi, non è un messaggio educativo condivisibile. Siamo d’accordo sul fatto che sia necessario un sostegno alle famiglie per affrontare i costi dei testi, e che sia fondamentale un maggior rigore nell’individuare i libri di testo effettivamente utilizzati in aula, e porre regole per le edizioni nuove, per favorire un corretto mercato dell’usato. Ma non può esserci un’altra linea di demarcazione fra ricchi e poveri, i ricchi con i libri, i poveri con fogli. Almeno, che le dispense siano stampati adeguatamente dalle scuole (o tocca alle famiglie? È un aspetto che il decreto non chiarisce). La scuola deve educare alla vita, fornire strumenti per affrontarla: i libri e ciò che contengono sono un indispensabile accompagnamento per la crescita di ciascuno, ben oltre gli anni dello studio sui banchi; per la crescita, non per dovere scolastico, non per obbligo, non per un voto… la cultura è uno strumento  di promozione personale e sociale per ciascuno. La cultura personale, e l’amore per la cultura, è il vero risultato di una scuola che funziona.

Il percorso del decreto, ora lo porta al vaglio del Senato, dove dovrà essere convertito in legge entro il 31 ottobre; un decreto che non rappresenta una riforma per la scuola, ma una ‘manutenzione’, così come ammesso dalla stessa Ministra, mentre l’opposizione critica la mancanza di un progetto organico che ripensi complessivamente la scuola rispondendo a nuove e antiche debolezze e valorizzando le eccellenze. Torno a rimarcare che sia stato un peccato quindi non aver potuto discutere nelle sedi deputate, in Commissione e in aula, dei problemi e delle potenzialità della scuola italiana, impostando soluzioni, magari anche maggiormente condivise, di più ampio respiro.

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