Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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Dalla Grecia, processo Zanotti. Luca sarà libero su cauzione.

Pubblicato da Elisa Marchioni il | 21 Ottobre 2008 |

Martedì, 21 ottobre, ore 9. Il processo si terrà. Sì. No. Il Cancelliere aderisce allo sciopero, sì, no. Sono minuti lunghi e logoranti, quelli che precedono le 9 di oggi, al tribunale di Kalamata, in Grecia. Aspettiamo di sapere se Luca Zanotti sarà processato oggi oppure se lo sciopero in atto in Grecia, per protesta verso il Governo di Karamanlis, prolungherà il dramma della detenzione in carcere. Siamo arrivati ieri dall’Italia, attraversando velocemente Atene,  verso Kalamata, a 250 km a sud ovest, nell’ultimo lembo del Peloponneso. Quattro ore di auto, attraversando piane e montagne, superando sulla carta Tripoli e Sparta. Cespugli di macchia mediterranea a perdita d’occhio. Il mare che ci accompagna per un tratto. All’arrivo, prima tappa in carcere, per  incontrare Luca. Continua a non dimostrare i suoi venticinque anni, anche se ha maturato una consapevolezza, da questa esperienza, che dimostra il suo coraggio, nel sapere affrontare un errore, commesso magari da molti senza neppure rifletterci, che per lui si è trasformato in un dramma, e che lui cerca di vivere come una occasione per imparare, per  crescere. Sorride, ma è teso, le spalle contratte.

Comunica insieme timore e speranza. Soprattutto speranza che tutto si concluda, finalmente. Racconta questo mese di girone d’inferno. Il carcere. E’ stato detenuto per la maggior parte del tempo in una struttura modello, 40 detenuti in tutto, celle sempre aperte, un regime di vita dignitoso. Le autorità greche hanno riconosciuto che non meritasse condizioni di carcere duro. Ci racconta di aver studiato, dandosi l’obiettivo di preparare un esame. L’ultima settimana è stata però un’altra storia, particolarmente dura. E’ stato ricondotto a Kalamata, nelle celle di detenzione temporanea della centrale di Polizia. Sono 25 detenuti in 5 celle, senza una finestra, cemento vivo, solo a luce artificiale, un’ora d’aria, di fa per dire, nel buio corridoio comune.

Ripercorre quella vacanza di tre anni fa: erano partiti, lui e l’amico Davide, per fare il giro della costa del Pelopponneso. Il progetto era: mare e siti archeologici. Naufragato, al quarto giorno, con l’arresto -qui vicino, sotto la giurisdizione di Kalamata- per la detenzione di 21 grammi di hashisc. Poi 3, 4 giorni di carcere, la cauzione, il rientro in Italia. Ma l’imputazione di traffico internazionale e spaccio di stupefacenti, formulata all’arresto, è gravosa. La situazione si complica per l’assenza alle udienze del processo, che in Grecia equivale alla latitanza, la contumacia non è possibile. Arriva il mandato di arresto internazionale per questo motivo, poi la doccia fredda della concessione dell’estradizione, e la detenzione in Grecia, in attesa del processo. Processo che viene fissato a tempi record, un segnale che ci aveva fatto sperare fosse positivo, un passo verso il riconoscimento di una situazione andata oltre il fatto reale, ma che è a rischio per lo sciopero generale in corso in tutto il Paese. Questa mattina, con l’avvocato difensore greco e quello italiano, Assimakis e Zaina, il Console Brook, la rappresentante consolare italiana a Kalamata Bonicelli, due parlamentari, io e Sergio Pizzolante, il padre Paolo, il fratello Matteo, il vicesindaco di Santarcangelo Fabrizio Nicolini, il dirigente Natalino Cappelli, un gruppo di amici che si sono alternati in questo mese qui in Grecia per non lasciarlo solo, siamo in attesa.

Ore 9.10. Comincia l’appello dei casi. Tre casi precedono quello di Luca, nell’aula di giustizia. Un grande camerone bianco, sedie di legno chiaro per gli avvocati sui lati, parenti in fondo. Tre giovani vengono introdotti aula, uno dopo l’altro, vengono istruite le pratiche, seguiamo il possibile, non comprendendo il greco, intuiamo che sono rinviati. Poi, il Giudice chiama Luca, che entra in aula. Maglioncino bianco. Bianco anche lui. Un breve dibattito con l’avvocato Assimakis, il difensore di Luca; e poi il rinvio insieme alle altre pratiche. Il Cancelliere aderisce allo sciopero. Ci manca il fiato.

Ore 10.05. Un’ora logorante. Per noi, immaginiamo per Luca che non avendo avuto la traduzione di cosa stessa accadendo in aula, non sa cosa sia accaduto. Si parla di un rinvio, forse di mesi. Seguiamo l’attività dell’avvocato, tra rassegnazione speranza che l’ultima carta giocata, la richiesta del regime di semilibertà, sia esaudita in camera di consiglio.

Ore 10.20. Salvati dal buon senso di una donna. Il Giudice, donna, rientrata in aula, per decidere con cognizione, chiede di capire meglio il caso, interroga Luca, gli chiede come mai una bravo ragazzo faccia uso di stupefacenti, ma gli lascia spiegare che è stato occasionale ed è un errore che non si ripeterà. Gli chiede della sua famiglia,  dell’Università; lo ascolta. E decide di concedere la libertà su cauzione, fissando l’udienza del processa al 16 dicembre. Lo portano via, in manette. E’ frastornato, non ha ancora capito bene che è successa una cosa buona. 10mila euro, domani, a garanzia che tornerà per rispondere di questo errore di gioventù.

Ora. Il risultato importante da conseguire in questi giorni era riportare Luca a casa; per riportare anche questo caso, cresciuto di equivoco in equivoco senza aver più un rapporto vero con la realtà dei fatti, a una dimensione congruente con l’accaduto. Luca ha commesso un errore che in Grecia è un reato. Se però la pena crediamo vada sempre commisurata alla gravità del gesto commesso,  ha già pagato, e già capito il proprio errore. C’è una dimensione dell’accaduto che ci fa riflettere oltre Luca e oltre il caso singolo, fino alle regole che presiedono i rapporti fra Paesi che appartengono all’Unione europea ma restano profondamente diversi nelle legislazioni e nelle prassi. Sicuramente, questo caso ci può stimolare a una riflessione. Da domani, appena a Luca sarà restituita la libertà.

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