Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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Sabato, Circo Massimo. Non si può far finta che non sia successo nulla

Pubblicato da Elisa Marchioni il | 27 Ottobre 2008 |

Un mare di persone. Ordinate, corrette. Un’infinità di bandiere. Non un insulto, uno slogan negativo. Ma la voglia di esserci. Per dire che c’è una parte di Italia che non condivide ciò che il Governo sta ponendo in atto. E non solo per i contenuti, ma anche per toni e metodo: l’esempio di efficienza che ci viene proposto è l’approvazione in nove minuti in Consiglio dei Ministri di un provvedimento che disegna le strategie dei prossimi tre anni, (il Dpf 112, votato nel luglio scorso), senza nessuna richiesta di modifiche, approfondimenti, senza nessun contributo offerto o richiesto, e senza nessun ripensamento. La linea del Presidente del Consiglio è chiara: il confronto e l’ascolto, per valutare i diversi punti di vista sul merito dei problemi, sono inutili, tempo sprecato. Il Parlamento serve per ratificare decreti legge. Chi non condivide è solo un ostacolo: chi era al Circo Massimo, sabato scorso, non la pensa così.

Io non la penso così: chi è stato eletto governa, e governa per tutti i cittadini, ma il confronto con l’opposizione è una ricchezza, e l’opposizione stessa, per il ruolo fondamentale nel costruire una democrazia vera, merita riconoscimento. Lo rendo concreto con un esempio: da assessore alle Politiche educative e scolastiche del Comune di Rimini, ho attivato la prima convenzione che il Comune abbia mai messo in opera con i gestori di nidi privati. Il progetto di convenzione che gli uffici avevano predisposto era corretto, ma il lavoro di confronto in Commissione lo ha perfezionato e arricchito. L’unanimità con cui è stato approvato in Consiglio comunale è stato il segno di un percorso condiviso, dove è riconoscibile il contributo delle diverse forze politiche (con punti di vista iniziali così distanti, da  non concordare sulla stessa opportunità di arrivare alla convenzione). Una mediazione al rialzo, di cui tutti si sono fatti interpreti, non un compromesso al ribasso; un risultato di cui tutti sono stati protagonisti, voluto dalla maggioranza ma non di parte.

Sicuramente, ci sono anche scelte invece inconciliabili, o provvedimenti sui quali la condivisione non è possibile, e sui quali è giusto che chi governa ‘tiri dritto’. Ma uno stile di rispetto e riconoscimento delle reciproche posizioni, di legittimazione reciproca, è possibile, è il frutto di una democrazia matura, e fa bene al Paese: non è in gioco lo stabilire chi sia il più forte, il più potente, il più amato dagli italiani, il più veloce legislatore. Ma cosa sia meglio per questo Paese.

Sabato, al Circo Massimo, chi c’era ha testimoniato di esserci, di esserci venuto convocato da un partito, il Partito democratico, e per il fatto di essere cittadino di questo Paese  ha chiesto di essere considerato e ascoltato. Anche nel proprio civile dissenso. Perché, Signor Presidente del Consiglio, è lecito anche dissentire. E non sempre è solo una perdita di tempo. Non so quanti fossimo, non mi interessa dibattere sulle cifre. Ma valeva la pena essere lì. Anche se fossimo stati 200mila, e non molti di più, come invece mi pare anche solo dal colpo d’occhio, non si può far finta che non sia successo niente.

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