Bruciato vivo un barbone, a Rimini: non possiamo tacere
Pubblicato da Elisa Marchioni il | 11 Novembre 2008 |
Io l’ho incrociato tutti i giorni per anni. Aveva scelto un angolo di via Santa Chiara, davanti alla porta della prima sede di Radio Icaro a Rimini, e non mancava di chiedere qualche soldo. Era a pochi metri dall’ingresso della Caritas, ma non voleva, non sapeva accettare il tetto e il lavoro che gli proponevano per tornare ad una vita più normale.
Un singolo caso di cronaca non fa di Rimini una città insicura. Ma anche un singolo caso non va ignorato. Questa notte, delle mani hanno preso del liquido infiammabile, hanno preparato una bottiglia, l’hanno versata su un uomo addormentato e hanno acceso il fuoco. Per bruciarlo. C’è un motivo? non trovo che nessun motivo possa giustificare la decisione di infliggere dolore in un modo così atroce.
Una sequenza di lucida crudeltà che fa paura. Non sappiamo chi, né perché. Ma dobbiamo chiederci se ci sia un nesso con il pensiero sempre più diffuso che fa di chi è per strada, povero, diverso dai canoni di normalità cui siamo abituati un nemico, un rischio per la sicurezza, un disturbo per la quiete e il decoro delle città. L’uomo che è stato bruciato vivo non è un cittadino modello. Non lavora, non è simpatico, vive su una panchina, non ha il gusto del bello e della pulizia. Non sappiamo cosa si agiti nella sua mente. E’ uno degli anelli deboli di questa società. Non è aggressivo, non fa del male, ma non è certo un esempio da portare ai giovani. Nessuno ha saputo
aiutarlo, perché non è in grado di accettare aiuto, nè dalla Capanna di Betlemme, né dalla Caritas, né da chi ha tentato di offrirgli alternative alla vita di strada. Eppure, questo fa di lui e della sua follia un materiale di scarto di cui liberarsi, su cui si può infierire? Dobbiamo capire cosa possa aver giustificato l’idea di questo gesto inconsulto e ponderatissimo, in chi ha preparato quella bottiglia di fuoco. Per isolare chi con Rimini, la nostra cultura, la nostra cultura e capacità di solidarietà, di coesione, di accoglienza non ha nulla a che spartire.
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