Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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Rimini, città di frontiera che non si basta mai.

Pubblicato da Elisa Marchioni il | 19 Novembre 2008 |

Nei giorni scorsi, il Corriere di Rimini ha aperto una finestra di dibattito con alcuni interventi (Piero Meldini, Giuseppe Chicchi) sul tema della città, la sua vivibilità, il rapporto fra politica, cultura, economia…
Questo è il mio contributo al dibattito.

Rimini, per fortuna o no, non si basta mai. A Rimini, abbiamo l’Università. Ma poi la viviamo come un mondo a parte rispetto al territorio. Abbiamo la Fondazione, ma non sempre sappiamo amare abbastanza Fellini. Solo a pronunciare il nome, fa scattare nella testa degli italiani e di metà Europa la voglia di vacanza. Ma lo diamo per scontato. Abbiamo il Meeting, ma non a tutti va giù perché è troppo cattolico. Abbiamo giovani e brillanti laureati. Ma trovano lavoro altrove. Abbiamo belle menti. Ma si sentono poco ascoltate. Abbiamo fiera, darsena, arriva il palacongressi. Ma ci chiediamo ancora se li volevamo davvero. Abbiamo un tessuto imprenditoriale che è 9° in Italia per creatività e brevetti, aziende leader mondiali, e giovani e vivaci cooperative. Ma a volte ce ne dimentichiamo. I bimbi immigrati vanno a scuola; e ci siamo scandalizzati, tutti, per un barbone aggredito vigliaccamente. E ci sembra solo normale.

A Rimini, non tutto è perfetto. Ma siccome io penso che i limiti siano sempre sfide da vincere, credo che queste siano alla nostra portata. Anche perché se c’è una caratteristica proprio tutta riminese, è di essere una città un po’ brontolona e non sempre generosa con i propri figli.

Rimini e il resto del mondo.

Certamente Rimini respira, e a volte anticipa, l’aria che tira. Non saprei dire se ora sia ferma rispetto al passato: so che noi, nati più o meno in quegli anni, abbiamo fatto in tempo a vedere la fine del ‘68 affondata nei Monclair degli anni ‘80. Dopo gli anni ‘formidabili’ in cui la fantasia era al potere, sono venuti gli anni del successo a portata di mano, fino agli anni dell’incertezza di oggi, in cui per tanti l’unico sogno che merita di essere sognato è di guadagnare molto, e molto in fretta  (27mila iscritte alla selezione per fare la velina…). Dalla Guerra fredda, al ‘68, al Muro di Berlino a Obama; alle paure del terrorismo interno, dell’atomica del ‘day after’, sono subentrate il terrorismo internazionale, le polveri sottili, la recessione. Viviamo in una bolla di assoluto presente: edizioni su edizioni di telegiornali ci aggiornano in tempo reale riproponendoci spesso ossessivamente le stesse notizie, in gran parte  svanite nel nulla il giorno dopo.

Ci sono molti attori, protagonisti e comparse, in questo percorso, che pare non portarci verso sorti ‘magnifiche e progressive’. Ma i più colpevoli non sono necessariamente solo gli ultimi in ordine di comparizione.

Rimini e se stessa.

Tempo fa ho intervistato Michele Serra, scherzosamente contento delle proprie occhiaie che conferiscono l’indubbia aria di ‘uno che pensa’. Non so se Rimini abbia le fisique du role da intellettuale, ma credo offra molti fermenti positivi: tanto e diffuso volontariato, compagnie teatrali, ospita grandi manifestazioni, è sede universitaria e di centri di studio e ricerca importanti. Ci sono alcuni giovani scrittori interessanti; cantautori, e band che hanno qualcosa da cantare. I forum, aperti di recente su temi cruciali di questa epoca dal Partito democratico, vedono una partecipazione attiva e competente. A mio parere, si può fare ancora di più per i piccoli: offrendo un luogo che rappresenti una grande opportunità per tutti i bambini, museo della scienza, teatro stabile, per giocare, pensare e incontrarsi.

Rimini e l’urbanistica.

Nel periodo in cui sono stata assessore, ho visto arrivare in attuazione piani urbanistici, validi, approvati nel ‘72, nel ‘75, nel ‘78. Vent’anni fa c’erano i parcheggi in piazza Cavour e Tre Martiri, e un’idea diversa di quale limite porre allo sviluppo. Quello che vediamo oggi viene da molto lontano, ci ha portato anche ad essere quello che siamo, in bene e in male, e ora ne riconosciamo le rughe, le cicatrici, la storia. Noi siamo Fellini e le pensioncine nate un piano alla volta, dove ci si rivolgeva in dialetto ai francesi, e gli operai della Fiat si permettevano due settimane da signori. Siamo Alberto Marvelli, che si fece santo ricostruendo la città bombardata, e siamo quelli che vedono costruzioni di cui faremmo volentieri a meno. Il nostro futuro, ricomincia da qui.

Guardando avanti.

Il nostro futuro passa dalla capacità di rinsaldare la governance della città, tra enti locali, categorie economiche e società civile. Riscoprendo una vera corresponsabilità condivisa. Scegliendo uno sviluppo più misurato che ci porti davvero nel nuovo millennio, dal nuovo lungomare, al Ponte di Tiberio pedonale, al fossato del castello, il teatro…; a un efficace trasporto pubblico, e ad una strategia economica che valorizzi e ripensi tessuto produttivo e turismo… E’ un errore pensare che siano solo gli Enti pubblici a garantire il respiro culturale e vitale di un territorio: le esperienze migliori che ci vengono dal mondo dipingono scenari dove semmai l’equazione cultura=sviluppo è stimolata da movimenti autonomi e privati dove il pubblico accompagna, ma non è motore di tutto. Dove una sussidiarietà diffusa coinvolga le forze vive della città in una condivisione responsabile. Per questo, ciascuno ha da fare, e da dare. E il percorso iniziato con il Piano strategico è l’occasione da non mancare per decidere come vorremo essere e come arrivarci. Per essere al timone delle scelte che saranno, e saperne essere orgogliosi. E non trovarci a dire: “La vita della nostra città è ricca di soggetti poetici e meravigliosi. Siamo avvolti ed immersi come in un’atmosfera che ha del meraviglioso, ma non ce ne accorgiamo.” (C.Baudelaire)

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