Lettera aperta, dopo le dimissioni di Walter Veltroni. Eppure, ‘Us po’ fé’. Ancora.
Pubblicato da Elisa Marchioni il | 18 Febbraio 2009 |
Walter Veltroni si è dimesso da segretario del Partito democratico: si è assunto così la responsabilità di tutto ciò che non ha funzionato. Lo ha fatto da politico coraggioso e da uomo che antepone l’etica alla poltrona: gli va tributato un grazie profondo, per ciò che ha fatto e anche per questo stop che impone a tutti una riflessione, che mette davanti ciascuno alla propria responsabilità.
Le dimissioni di Walter Veltroni lasciano il Pd nudo: senza alibi e senza capri espiatori per ciò che sarà.
Dopo Prodi, anche Veltroni paga i personalismi interni, le contraddizioni non risolte, la fatica di costruire un percorso non scontato che sappia intercettare le sfide nuove del Paese. Non serve solo cambiare segretario: dovremo affrontare questi temi.
Non facciamo finta che vada tutto bene: siamo un cantiere ancora aperto. C’è il Pd di chi teme soprattutto che la politica possa fare a meno di lui, e c’è il Pd di Matteo Renzi che propone idee ed entusiasma al di là degli schemi. C’è il Pd dei volontari e il Pd dei soliti noti, il Pd della voglia di cambiare e il Pd che rimpiange i bei tempi andati.
Sapevamo che non sarebbe stato un percorso facile o breve. Non lo è.
Ma non serve guardarsi indietro. Quella di oggi è una tappa, non è una disfatta, non è il fallimento di tutto. Il Partito democratico non è finito, perché non sono cambiate le ragioni che ne hanno motivato la nascita. E usciremo da questo momento di crisi perché non abbiamo smesso di credere che il Partito democratico sia una risorsa per il Paese.
Sabato ci attende l’Assemblea nazionale, ma noi ricominciamo da ora, da subito, da quello che abbiamo costruito, dal pretendere una politica corretta, efficace e pulita e non ci arrendiamo: perché lo dobbiamo a chi ci ha votato, per chi crede e ha creduto in noi. Per i valori che condividiamo: e anche per il dibattito sano e democratico che ci fa confrontare su quello che non condividiamo.
Non sono solo le prossime amministrative, il traguardo è molto più complesso; ma saremmo drammaticamente colpevoli a non farci trovare pronti. A Rimini abbiamo davanti un’occasione: presentarci con i nostri valori, con i nostri programmi e con persone credibili all’appuntamento elettorale di giugno. Nonostante le fatiche di oggi, sono fiduciosa a una condizione: la volontà e l’impegno chiaro di mettere da parte ogni personalismo per riprendere quel cammino che il 14 ottobre e ad aprile scorso ci ha fatti vibrare di entusiasmo. Abbiamo la possibilità di fare del territorio di Rimini la prima pietra di una riscossa popolare che si basa sulla solidarietà e non sull’egoismo. Non verranno da altri le risposte e le risorse: riuscirci o meno dipende solo da noi. Si può fare. Vi ricordate? Non è cambiato. “Us po’ fé”. Sì, si può fare. Se lavoriamo insieme.
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