Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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Il congresso per il Pd che vogliamo. Io ho scelto Dario. Con un confronto vero, sarà il Pd a vincere

Pubblicato da Elisa Marchioni il 25 luglio 2009 | | Nessun Commento

    Di solito accade che dall’inverno si parli delle vacanze estive. Come se, ad immaginarle, pesi un po’ di meno il tran tran quotidiano. Quest’estate, sta accadendo il contrario, e sotto il solleone non si fa che parlare del prossimo ottobre. Ad ottobre si terrà l’atteso confronto congressuale per il nostro Pd. Sarà una tappa di fondamentale importanza per chiarire, confrontare, per far crescere il partito perché sappia dare le risposte che il Paese attende. Ci sono domande che non possono più aspettare: qual è l’identità di questo partito, chiarendo le ragioni del nostro stare insieme; quali sono le idee, i valori, le proposte di cui siamo portatori, e come pensiamo il partito democratico nella sua organizzazione.Siamo la prima generazione, da secoli,  che non lascerà un mondo migliore ai propri figli: non si allungherà la vita media, la terra è più inquinata, non produciamo più reddito dei nostri padri. L’economia e la società, i partiti e la politica, la tecnologia e la medicina, i mass media e il modo di comunicare, sono profondamente cambiati nel mondo e anche in Italia, e in modo incredibilmente veloce. Ne derivano enormi opportunità, scenari impensabili, ma anche grandi insicurezze. Dobbiamo accettare di ridefinire le categorie con cui decifriamo la realtà per starle dentro in modo significativo. Quella che abbiamo davanti è prima di tutto una grande sfida culturale che la politica è chiamata a vincere.
    Il Partito democratico è nato per rispondere in modo adeguato alla realtà di oggi. E’ trascorso poco più di un anno e mezzo. Intenso. Dal Lingotto, abbiamo fondato un partito nuovo,  sintesi e superamento di tradizioni gloriose e radicate, e conquistato il 33% degli italiani al voto delle politiche 2008. E’ stato un inizio entusiasmante e coraggioso. Non è bastato. Abbiamo contribuito in modo determinante a rinnovare e a semplificare il quadro politico italiano, ma contemporaneamente, non abbiamo davvero interpretato la svolta che si attendeva da noi, abbiamo commesso errori di valutazione, litigato, scontato sconfitte elettorali, vissuto il picco della crisi con le dimissioni del segretario nazionale.
    Sono orgogliosa di quanto stiamo costruendo nonostante i limiti incontrati; le fatiche non ci devono far perdere di vista il progetto a cui stiamo lavorando, che è un progetto sano, in cui credono ancora tanti italiani. Lo dobbiamo, a noi e a loro, di proseguire quanto iniziato, correggendo la rotta, capaci di realizzare sogni concreti. Come ha detto Luigi Berlinguer a Rimini prima delle ultime europee, ve la sentireste di non dare speranza a questo partito così giovane, come ad un bambino di un anno e mezzo che comincia a camminare, e inciampa anche?
    In questa prospettiva, l’appuntamento del congresso  -il nostro primo congresso- che ci attende ad ottobre sarà una occasione fondamentale. La politica non è fatta solo di male necessario, di compromessi inevitabili. Io continuo a credere che sia l’arte più nobile per costruire il bene comune, e quindi, che il congresso non sia una rincorsa ai primi posti con il probabile vincitore; e possa essere, grazie al contributo di tutti, un momento di slancio e rilancio ideale.
    Si confronteranno (ad oggi) quattro diverse mozioni: io ho scelto con convinzione di sostenere la candidatura di Dario Franceschini.
    Politicamente, è  la mozione che mi convince di più; credo anche che Dario Franceschini sia stato in questi mesi un buon segretario, e abbia dimostrato di avere la capacità di svolgere bene questo ruolo. Inoltre, c’è anche un motivo di coerenza per la mia storia personale: il Partito democratico è il primo partito a cui mi sono iscritta, e il 14 ottobre per le primarie sono stata capolista della lista provinciale per Walter Veltroni segretario.  

Avremo occasione di approfondire meglio i contenuti. La mozione pone al centro cinque parole-chiave: fiducia, regole, uguaglianza, qualità, merito. Le declineremo a partire dai temi economici, perché la crisi darà colpi di coda in autunno, davanti ai quali il Governo sta lasciando soli gli italiani; poi, al centro della nostra proposta, credo ci debba essere la scuola con i temi della ricerca e dell’innovazione. Torno poi ai temi che mi sono particolarmente cari, la sicurezza come reale inclusione sociale, e il ruolo dei bambini: sono la vera cartina tornasole della nostra società. Se non c’è spazio per loro, non stiamo costruendo un mondo che abbia significato anche per gli adulti.

Due accenni solo: sulla ‘vocazione maggioritaria’ e le primarie. Non è un dibattito fra formule alchemiche, tra stati liquidi e solidi: vogliamo tutti un partito che esista e che funzioni come tale, e che sia aperto e popolare. L’espressione ‘ vocazioni maggioritaria’ non pretende l’autosufficienza e non chiude alle alleanze programmatiche (nessun Paese in Europa raggiunge il 51%), ma rivendica orgogliosamente la responsabilità di candidarsi a governare senza più ripercorrere sentieri già battuti senza successo, che hanno condotto alla chiusura dell’esperienza del Governo Prodi, dove si erano distinti Ministri che la mattino frequentavano il Consiglio dei Ministri e al pomeriggio manifestavano in piazza contro se stessi.

Le primarie, poi, sono una modalità di partecipazione importante. Senza abusarne. Ma sono una grande occasione di partecipazione, di allargamento della base più consueta e fedele, e se gli iscritti sono una grande patrimonio, sono una risorsa anche coloro che fanno sono una parte di strada con noi. In alcuni casi, ammettiamolo, le primarie specie locali, hanno lasciato strascichi: penso però che più che motivo della rottura, siano state piuttosto il modo per evidenziare ruggini esistenti da tempo.
Ci attende un congresso nazionale: teniamo la rotta orientata a discutere di questo.

Schierarsi per una mozione e dibattere lealmente irrobustisce anche il PD di Rimini che negli ultimi due anni ha, oggettivamente, rotto uno schema che andava avanti dagli anni Ottanta, con le scelte proposte e portate avanti dalla segreteria provinciale. C’è stato un corposo rinnovamento della classe dirigente sia nel partito che del partito nei ruoli istituzionali. Il dibattito congressuale ci  farà crescere anche localmente, e darà ancora più forza al progetto del PD.

Meno tattiche e più contenuti, più idee e meno divisioni: sono gli auspici che sono convinta di condividere con tanti. Regaliamoci un tempo per pensare ed elaborare progetti, parlare ed ascoltare le persone. A sentire chi è più esperto, il percorso verso il congresso pare un terreno minato, da affrontare con attenzione. Forse con sospetto. A Roma come a Rimini. Pare che alcune relazioni possano diventare immediatamente pericolose: non si sa mai che si pensi che…Sta a noi fare che non sia così, e il congresso sarà allora il luogo del confronto a viso aperto, per continuare, prima e dopo, a lavorare insieme perché ci sia un partito dove abbiano cittadinanza le idee, le persone, le istanze; un partito popolare, aperto, di tutti. Che dà voce alle debolezze per trasformarle in diritti. Che vuole continuare ad essere forza di governo dove lo è già e tornare ad esserlo a livello nazionale.

Lavoriamo per affrontare queste sfide. Questo è il nodo centrale a cui dedicare tutte le nostre energie, e non i posizionamenti strategici, gli equilibri interni…

Sono consapevole della responsabilità che mi deriva dall’essere in Parlamento a rappresentare Rimini per il Pd, ancora di più in questo momento. Voglio continuare ad esserlo a nome di tutti. Non posso fare tutte le scelte…ma possiamo darci uno stile di confronto e di collegamento aperto a tutte le voci del confronto. Rimini può dare molto al PD, ai candidati e a chi sarà il nostro segretario. Se sapremo viverlo bene, unico vincitore del congresso, sarà il Partito democratico. E tutti noi con lui.

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