Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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Il test antidroga è negativo. La fiducia è positiva!

Pubblicato da Elisa Marchioni il | 14 Novembre 2009 |


Mercoledì, nel laboratorio allestito alla Camera dei Deputati, mi sono sottoposta al test antidroga. Per  settanta euro, mi sono fatta esaminare urine e capelli (la lunghezza dei miei consente di risalire alle mie ‘abitudini’ negli ultimi 18-20 mesi). Allestimento e servizio un po’ disorganizzato nei tempi, ma serio e supervisionato attentamente dai referenti del Dipartimento Poltiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La proposta di sottoporsi al test ha suscitato reazioni prevalentemente polemiche; tra chi ha invocato la privacy, l’ipocrisia del provvedimento, la demagogia del momento.  Ad onore di cronaca, i risultati hanno confermato che non assumo né ho assunto alcun tipo di stupefacente. Mentre ero in coda, qualcuno ha rifiutato il test antidroga chiedendo a gran voce di essere sottoposto a quello del QI (Quoziente intellettivo). Sperando di non uscire negativo anche a quello…

La riflessione che mi ha portato a scegliere di sottopormi al test (l’adesione era volontaria), investe il mio rapporto con gli elettori, il “patto di fiducia” che ci lega. Fugare ogni dubbio - se mai ce ne fossero stati - mi è sembrato un segno di lealtà. Assumere droga non è solo un fatto privato, se,  come i medici asseriscono, farne uso continuativo modifica la normale capacità di assumere decisioni lucidamente e in piena consapevolezza. Se, come la cronaca mostra, ci si pone nella condizione di essere ricattati. Credo allora sia un gesto corretto, trasparente, renderne conto alla società. Anche da parte di tutti: da chi guida l’autobus al banchiere. Il passo successivo però, è che non basta neppure un test al giorno, e non basta inventarne di nuovi, se la fiducia tra le persone è complessivamente incrinata, e troppo spesso misuriamo che questo accade, non solo nei confronti dei politici: mi viene da pensare a come è cambiato il rapporto insegnanti-genitori. Il punto allora è che, dopo il test antidroga, dobbiamo ricostituire quel patto di corresponsabilità, di responsabilità condivisa e reciproca che fa sì che ciascun membro di una comunità, per quanto gli compete, sa di essere un elemento fondamentale per il bene di tutti, riconosce il proprio ruolo e quello degli altri. Chiedendo -pretendendo- e restituendo fiducia in cambio di responsabilità. Non vedo altre possibilità: ripartire dalla serietà e l’onestà e dal riconoscimento reciproco.

Vorrei aggiungere una riflessione più ampia sulle sostanze stupefacenti, sollecitata dalle informazioni che indicano come la diffusione di droghe sia dilagante in ogni strato sociale e in tutte le fasce di età, anche adulte. Mi chiedo quanto disagio ci sia, esplicito o taciuto, dietro ad una diffusione così ampia. Un indicatore, un termometro: non voglio giudicare ma capire. La via della dipendenza (che sia droga, gioco, alcool, farmaci), raccontata da chi ci è passato, viene sempre descritta come un percorso di fuga, di evasione da una realtà da cui ci si sente sconfitti. Da una vita che non basta mai. E’ la ricerca di un divertimento che non trovi, momento di oblio o al contrario, di euforia e di protagonismo, della sensazione artefatta di essere adeguati, che serve quando invece il coraggio per esserlo davvero, manca. La vera domanda a cui rispondere insieme, e credo valga la pena fermarsi per farlo, allora, riporta al tema educativo, alla dimensione esistenziale, e non si ferma alla richiesta più o meno morbosa di sapere chi usa che cosa; ma va a fondo su quali valori puntare, su come si possa fare a meno della droga, perché non ci sia più bisogno di scappare lontano da sé.

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