Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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«Le proposte del Pd di Rimini: la scuola per tutti, a misura di tutti». La relazione del Forum scuola ed educazione

Pubblicato da redazione il | 19 Gennaio 2010 |

Scuola, Università, educazione non riguardano solo chi vi è coinvolto, studenti, docenti, genitori, dirigenti: tutto il percorso scolastico, dall’asilo nido in poi, rappresenta per ciascun bambino lo strumento per diventare persona capace di assumere diritti e doveri, un cittadino responsabile e in grado di contribuire in modo peculiare alla crescita della società.

La scuola è la misura della civiltà di una società. Indebolire la scuola significa quindi impoverire il nostro futuro. Per questo possiamo solo esprimere preoccupazione e una valutazione critica dei provvedimenti messi in opera dal Governo Berlusconi e dal ministro Gelmini, che hanno sottratto risorse - e quindi prospettive - alla scuola italiana. Certo, scuola e Università necessitano di un aggiornamento e di riforme. Ma ciò che si è verificato finora con i provvedimenti Gelmini è però un taglio lineare, senza criteri e senza un progetto educativo da spendere.

Abbiamo visto finora solo una drastica sottrazione: di docenti, di personale, di fondi per attivare idee e progetti. Ne risulta penalizzata la capacità di affrontare le nuove criticità che la scuola ha davanti:

  • la necessità di aggiornare le tecniche di insegnamento, al passo con la tecnologia;
  • la presenza di studenti con disagio o handicap che chiedono inserimenti a tempo pieno. E di studenti che arrivano da lontano, tante volte in corso d’anno, e in molti casi non conoscono la lingua italiana: per loro, contestiamo la proposta di creare classi differenziate come propone la lega, ma dobbiamo segnalare che iniziative mirate che li pongano in condizione di un inserimento proficuo per lavorare, comincia dalla conoscenza della lingua, e che progetti su misura sono indispensabili;
  • la scuola fa i conti con una crescita costante della popolazione scolastica, che ha portato a saturazione gli attuali edifici scolastici.

Abbiamo, anche nel nostro territorio, eccellenze di altissima tecnologia: a Montegridolfo, una struttura interamente autonoma dal punto di vista dell’energia è nata da un progetto supportato dalla Provincia, Regione e Comune. Ma non possiamo tacere che a volte mancano ancora spazi per mense e palestre. E’ dagli spazi scolastici che si comincia a costruire l’ambiente per i nostri giovani, privilegiando dimensioni a misura di bambino e di relazioni.

In attesa di capire cosa comporterà il cambiamento della riforma della scuola secondaria superiore, segnaliamo però che le scuole superiori rischiano di diventare la ratifica delle differenze sociali invece che aprire possibilità alla pari per tutti: agli istituti professionali la percentuale di studenti immigrati è altissima, e altissima la percentuale dei ripetenti, mentre è difficile che gli stessi immigrati, anche bravi, approdino ai licei.

Nonostante questa complessità, avvicinandoci al nostro territorio, i giudizi sulla qualità della nostra offerta scolastica sono comunque altissimi: uno sguardo alle cifre, ci racconta che nella nostra provincia, frequentano le scuole dell’infanzia oltre 8.300 bambini; e sono 38mila gli studenti inseriti nelle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado, quindi elementari, medie e superiori; tra loro sono circa 3mila gli stranieri e più di 810 i portatori di disabilità che necessitano di intervento di supporto. Le risorse sono sempre più a carico degli enti locali, che affiancano gli educatori agli insegnanti di sostegno.

La valutazione dell’offerta scolastica è alta, perché le scuole in tutta la provincia di Rimini, hanno dimostrato finora di saper affrontare le sfide nuove. Ma, pur inserite in un sistema regionale che le sostiene, fino a quando si può chiedere loro di “buttare il cuore oltre all’ostacolo”?

Il tema delle risorse è centrale, negli ultimi anni e in particolare nell’attuale corso scolastico: se il futuro prospetta una costante riduzione degli organici e dei fondi, le scuole si troveranno sempre più sole, affidate alla capacità di dirigenti e al volontariato dei docenti. Per loro è indispensabile rivedere il processo di reclutamento e di formazione permanente con un dispositivo che sappia riconoscere impegno e valore.

E arriviamo così al paradosso: non è vero che trionfa il merito se un alunno può essere promosso o ammesso agli esami con tutte sufficienze: la realtà è che viene dato il ‘sei’ a studenti che hanno bisogno di corsi di recupero. Corsi che le scuole non hanno risorse per attivare.

E’ ridotto già al minimo il sostegno per gli studenti portatori di disagio e di handicap. Anche nei casi più gravi. Sono a rischio i corsi di supporto per l’insegnamento della lingua italiana agli studenti che arrivano senza conoscerla. Sono divenuti episodici e affidati alla generosità degli insegnanti i tanti progetti di arricchimento dell’attività didattica. Si è volatilizzata la formazione qualificata per gli insegnanti. Ormai quasi tutte le scuole chiedono contributi alle famiglie per sostenere le spese ordinarie, dalle fotocopie ai detersivi per i bagni, il che dà l’idea della situazione.

L’Università che cresce, al bivio delle riforma

L’Università è affetta dalle pesantezze che tutti conosciamo: reclutamento dei docenti e qualità della ricerca in primo piano. La sede universitaria di Rimini si trova nel mezzo del guado: una crescita costante di matricole ne attesta la capacità attrattiva, alla quale non è corrisposto un riconoscimento parallelo del ruolo che ha insieme alle altre sedi decentrate della Romagna, in termini di risorse e di investimenti. da parte dell’Ateneo di Bologna. Gli enti locali hanno investito nelle sedi universitarie cifre decisamente molto consistenti, destinando in comodato d’uso gratuito complessi come le scuole Alberti, l’ex convento dei teatini, il Navigare necesse, il Palace hotel, l’ex convento di San Francesco, per oltre 20mila metri quadrati. L’indotto che l’Università crea sul territorio riminese è stimato in circa 20milioni di euro all’anno.

Il Pd non può non riconoscere che la presenza dell’Università è un valore per Rimini, e lo sia lavorare per farla crescere consolidando i risultati positivi e sottolineando la necessità di una crescita della ricerca e di dipartimenti di ricerca che rendano la sede universitaria riminese un vero polo tecnologico capace di incidere e valorizzare, in particolare, le nostre specificità: il turismo, il benessere, la green economy, le tecnologie innovative. Il tecnopolo assegnato a Rimini sull’ambiente, deve coinvolgere anche il turismo: nel messaggio dell’OMT, l’organizzazione mondiale del turismo al G20 dello scorso aprile, il turismo è individuato come ‘un veicolo primario di creazione d’impiego e di rigenerazione economica, e il principale motore del passaggio a un’economia verde’.

Un nuovo patto tra scuola e famiglie per affrontare insieme la sfida educativa

Non di sola didattica vivono le scuole: non dimentichiamo che sono comunità di persone dove le relazioni sono l’altro aspetto fondamentale per la crescita.

In provincia di Rimini, il 40% dei ragazzi maschi ottiene il diploma di terza media con la valutazione di sufficiente. Una riflessione sulla motivazione e sulla prospettiva è d’obbligo: che significato riveste per i giovani e per le famiglie, la frequenza della scuola? A che vita li prepariamo, che aspettative, che prospettive sappiamo promuovere?

Il tema di un nuovo patto tra scuola e famiglie si pone in modo pressante per affrontare insieme la sfida educativa che questo tempo ci pone. I modelli televisivi, l’idea di una vita che possa essere giocata a ritmo di sms, il successo facile, il denaro come scopo: a questo ideale di vita il Pd contrappone i valori della competenza che si costruisce con tenacia, della serietà, della sobrietà, della condivisione. Le famiglie insieme ai figli, agli insegnanti e agli altri genitori, devono essere coinvolte per riscrivere un nuovo patto di fiducia e stima reciproca che sia un punto di riferimento per chi cresce. Gli insegnanti vanno motivati da una riforma che deve contemplare, dopo la chiusura delle Sis e dopo anni in cui il precariato è stata la risposta applicata come soluzione, la revisione dei criteri di reclutamento, della qualificazione costante e valorizzare bravura e impegno, devono sentirsi appoggiati, e sapere di svolgere un ruolo per cui meritano la stima della società intera.

Una città amica dei bambini e dei più deboli, una città vivibile e a misura di tutti.

E perché questo patto possa essere una grande occasione per tutta la città, progetti come la Città dei bambini sono opportunità che costituiscono la vera risposta di sinistra alla richiesta di sicurezza dei cittadini. Si cominci dal creare le condizioni perché i bambini possano tornare a scuola da soli, dal pensare le città come luoghi che fanno crescere le relazioni, ripensando gli spazi di incontro come piazze e parchi, e progettando con l’edilizia partecipata un’urbanistica amica. Se una città è amica dei bambini e dei più deboli, è vivibile a misura per tutti.

Rendere più autonomi e protagonisti i bambini non è un progetto tecnico per l’infanzia: è un progetto politico che ridisegna la qualità della convivenza civile, alternativa al rinchiudersi in difesa di fronte a un mondo che ci spaventa e che non riconosciamo più.

In conclusione:

le proposte per la scuola e il riconoscimento di quanto la scuola fa per Rimini, e così per la sede universitaria.

Proponiamo di proseguire a manifestare il nostro dissenso per quanto non condividiamo dei provvedimenti del Governo sulla scuola, a chiedere di poterne discutere dopo provvedimenti approvati solo con il voto di fiducia;

continueremo a chiedere di risorse per la scuola al Governo; promuovendo una migliore informazione sulle difficoltà che la scuola attraversa;

chiediamo che la scuola sia nell’agenda delle priorità regionali, provinciali e comunali, perché purtroppo saranno gli enti locali a dover far fronte alla latitanza dello Stato,

per mantenere la scuola che vogliamo

e per garantire interventi sull’edilizia scolastica che rendano le nostro scuole i luoghi sicuri e accoglienti dove essere orgogliosi di far crescere i nostri studenti.

Alle nostre città, ai sindaci e al Presidente della Provincia e della Regione, sottolineiamo che condividiamo che l’investimento sui piccoli e i giovani che crescono non è un lusso anche in periodo di crisi come questo, e avranno il nostro appoggio per ogni scelta di crescita: avremo assicurato tutti gli strumenti per costruire meglio di quanto stiamo facendo noi, a chi raccoglierà il nostro testimone.

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