Mesi o anni prima di pagare le parcelle agli avvocati che patrocinano a spese dello Stato, il problema in molti tribunali sollevato in un’interrogazione di Elisa Marchioni. “A Rimini ritardi tra gli otto mesi e un anno”
Pubblicato da redazione il 11 maggio 2010 | | 2 Commenti
Ritardi nei pagamento che si misurano spesso in mesi e talvolta in anni: accade in Italia agli avvocati che accettano il patrocinio a spese dello Stato per difendere i cittadini con redditi inferiori ai 10 mila euro. Il tema ormai interessa numerosi tribunali italiani, tra i quali quello riminese, dove nel 2009 si parla di circa 750 mila euro, gran parte di questi dovuti agli avvocati per cause penali, circa 165 mila per cause civili. E per gli avvocati riminesi si tratta di attendere tra gli otto e i 12 mesi perché la somma loro spettante, stabilita per legge in sede civile, decisa dal magistrato in sede penale, venga liquidata. “Una situazione insostenibile per l’amministrazione della Giustizia, che non ricade solo sugli avvocati, costretti ad attendere mesi prima di ottenere quanto spetta loro, ma anche per i cittadini, poiché la situazione incide su un diritto costituzionale anche per chi è meno abbiente” dice la deputata riminese Elisa Marchioni, che – vista la situazione in numerosi tribunali italiani – insieme a numerosi colleghi del gruppo Pd ha presentato una interrogazione urgente al ministro di Grazia e Giustizia.
“La normativa prevede che gli avvocati, iscritti in apposite liste presso l’ordine forense di appartenenza, possano patrocinare cause per cittadini con reddito inferiore ad 10.628,16 euro. – spiega Elisa Marchioni – Non possono accettare acconti dai clienti e i loro compensi, per competenze e onorari sono liquidati dal giudice nella misura della metà delle tariffe. E le spese vive della causa, quali ad esempio quelle di notifica, spesso sono anticipate dal difensore. Al termine di ogni procedimento giudiziario, l’avvocato poi deve presentare istanza di liquidazione al giudice. Una volta emessa l’istanza, passano mesi prima che venga effettivamente pagata. In certi casi, come per il tribunale dei minori, possono trascorrere molti anni prima di arrivare alla liquidazione in quanto i giudici sovente optano per la erogazione del pagamento nella fase conclusiva del procedimento, che spesso coincide con il raggiungimento della maggiore età dei clienti ammessi al gratuito patrocinio.”
A Bologna, portano ad esempio i firmatari dell’interrogazione, a fronte di circa 900.000,00 euro di crediti maturati dagli avvocati, l’amministrazione centrale ne ha erogati solo 200.000,00 (con cui pagare anche le ritenute d’acconto). Il rischio è esplicito, che il diritto a essere rappresentati da un avvocato a difesa non sia più garantito, e che si svuotino le liste di disponibilità degli avvocati per il patrocinio, come si legge in un passaggio dell’interrogazione presentata: “(…)nonostante l’impegno professionale profuso e le capacità dei singoli avvocati, le condizioni di contesto – ormai insostenibili – potrebbero indurre i legali a cancellarsi dagli elenchi del patrocinio gratuito, o, ancor peggio, a non fare più ricorso all’istituto del gratuito patrocinio, con ulteriore pregiudizio dei cittadini che non possono retribuire congruamente un difensore”.
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