Digitale terrestre, le nuove assegnazioni “un rischio per la sopravvivenza delle tv locali”: l’Autorità garante cambia i criteri in corso d’opera, Elisa Marchioni interroga Berlusconi, mentre le associazioni protestano
Pubblicato da redazione il 18 maggio 2010 | | Nessun Commento
Un terzo delle televisioni private locali possono rischiare la chiusura, a causa dei nuovi criteri di assegnazione delle frequenze del digitale terrestre modificate, in corso d’opera, dall’Autorità garante delle telecomunicazioni (Agcom). Il problema, che in questo periodo lo stanno sollevando le associazioni delle emittenti locali, Aeranti – Corallo e Frt, è stato portato in Parlamento da Elisa Marchioni, insieme ad alcuni colleghi deputati, in un’interrogazione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “C’è il rischio concreto che le emittenti, pur avendo investito nell’acquisto delle frequenze, se ne vedano riassegnare una di minore qualità o dal segnale viziato da interferenze. Il nuovo piano infatti prevede che venga mantenuto il criterio del 30% delle emittenti locali, ma prima vengono distribuite alle televisioni più grandi, poi via via a scendere. E il rischio è che le tv più piccole ottengano canali meno visibili degli attuali. Insomma, meno tutela come imprese e soprattutto un pericolo per un patrimonio di democrazia e informazione: le emittenti locali, quelle più vicine ai cittadini”.
La parlamentare riminese fa notare che “siamo ancora in tempo a modificare il piano di distribuzione delle frequenze che l’Agcom ha finora solo delineato. Lo schema di piano sottoposto a consultazione da parte dell’Agcom si basa su criteri completamente diversi da quelli in precedenza adottati dalla stessa Agcom, con buoni risultati, per definire la pianificazione delle sei aree tecniche già completamente digitalizzate (Sardegna, Valle D’Aosta, Piemonte Occidentale – province di Torino e di Cuneo, Trentino Alto Adige, Lazio – escluse le province di Viterbo – e Campania), tanto è vero che in tali aree tutte le tv nazionali e locali esistenti hanno potuto convertire le proprie reti in tecnologia digitale realizzando peraltro un dividendo di frequenze da assegnare a nuovi entranti”. Inoltre, fa notare Elisa Marchioni, “l’eventuale modifica dei criteri di pianificazione dovrebbe avvenire con legge e non attraverso un provvedimento amministrativo dell’Agcom”. Da queste premesse l’interrogazione al presidente Silvio Berlusconi su “quali siano le ragioni per le quali l’Agcom abbia avviato un processo di pianificazione, basato su criteri difformi da quelli in precedenza adottati, che riduce drasticamente gli spazi per le tv locali. Se il piano fosse messo in opera così il rischio dei numerosi ricorsi al Tar che causerebbe potrebbe determinare anche un ritardo per l’evoluzione al digitale, creando un problema per tutti, imprese e utenti”.
Tags: digitale terrestre > editoria > televisioni private
Comments
Lascia un commento
Devi essere loggato per inserire un commento.
Scarica il pdf de I miei primi 40 mesi. L'attività parlamentare dal 2008