Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

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L’Aquila, “dopo oltre un anno, il terremoto è ancora presente ovunque, incontrastato signore della città”. Appunti di viaggio abruzzese

Pubblicato da Elisa Marchioni il | 29 Luglio 2010 |

E’ trascorso un anno, tre mesi e 23 giorni. Lo sanno tutti, lo ricordano tutti, è come se da qualche parte ci fosse impresso un orologio invisibile ma ineludibile che misura il tempo da quel momento, lo spartiacque della vita che c’era, e il dopo. ‘Quel’ momento è la scossa del terremoto che ha fissato la vita de L’Aquila, di tanti paesi intorno, di tante persone. A un anno, tre mesi e 23 giorni fa. Martedì, sono stata a l’Aquila insieme a quasi duecento parlamentari del Partito democratico, con il capogruppo alla Camera Dario Franceschini, il segretario Pierluigi Bersani e la Presidente del partito Rosi Bindi. Un impegno, a venire a vedere, preso in occasione della manifestazione di protesta a Roma (non basta più neppure scendere in strada per chiedere ciò che è dovuto per giustizia, in Italia, ormai), e onorato appena possibile. Per me era la prima volta a l’Aquila, per Dario la settima, per Giovanni Lolli che è aquilano, è impegno quotidiano, ma l’impatto è stato forte ugualmente per tutti. E siccome sono risposte, ciò che chiedono gli abruzzesi colpiti da questa tragedia, e non sbiadita pietà, cerco di non amplificare il piano emotivo, di non prendere facili scorciatoie. Ma è anche impossibile far finta di niente. Dopo oltre un anno, il terremoto è ancora presente ovunque, incontrastato signore della città. Il primo pensiero scendendo dal pullmann n.2, è stato per le persone. Per Eleonora Calesini, la riminese rimasta sotto alle macerie per interminabili ore. Per chi ha perso le persone importanti.

Il centro, dove si svolgeva tutta la vita della città, è spettrale. Deserto. Muto. Vuoto. I palazzi sventrati o puntellati, le facciate imbragate da impalcature gialle e rosse, e ponteggi che reggono uno dopo l’altro gli edifici svuotati di tutto -non c’è nessun arredo da nessuna parte- , a perdita d’occhio. Ci sono i segni dei cantieri, cumuli di macerie ovunque, ma nessun operaio al lavoro. Mancano le risorse. Vuote le finestre, che sbattono al vento. Vuote le bocche nere polverose che erano i negozi, bar, ristoranti che si affacciano sulla strada. Camminando, ti vengono incontro pezzi di vita che ora suonano incongrui simulacri. La locandina allegra rimasta incollata ad un pezzo di vetrina superstite. Le offerte del centro di estetica. Il baracchino delle foto tessera. L’ombrello, la manica della giacca, la borsa, che spuntano dal muro crollato. Il distributore di preservativi che da dietro una serranda sbilenca avverte lampeggiando ‘non dà il resto’. Abbiamo percorso la città fantasma in silenzio. Con profondo rispetto per il dolore e la dignità delle persone presenti e di quelle assenti. Un percorso di poco più di un’ora, sufficiente per comprendere oltre ad ogni ragionevole dubbio che le favole del miracolo della ricostruzione sono appunto favole. E che il grido di chi sollecitava a guardare oltre non è arrivato, non abbiamo saputo ascoltarlo fino in fondo neppure noi del Pd dall’opposizione, lo ha ammesso il segretario Bersani nel suo intervento, dopo aver ascoltato tutti i comitati e le associazioni dei cittadini; anche noi del Pd, pensando finora che la ricostruzione fosse avviata, si sarebbe avviata presto, che stava per essere avviata. Un percorso sufficiente per farci riflettere, ancora una volta, su quanto grande sia il potere dei mass media, di dire e di nascondere, perché abbiamo visto in tv i passi in avanti, l’attenzione del G8, i sorrisi, la consegna delle chiavi delle casette e nulla sul resto, ed è impossibile che venendo quassù, un giornalista, un operatore televisivo possa aver creduto in buona fede che la situazione fosse sotto controllo.

Per dare le risposte di legge richieste, sarebbe bastato replicare leggi e prassi sperimentate in situazioni analoghe, in Umbria ad esempio. Invece, non è stato fatto dal Governo, e la ricostruzione non solo non è cominciata, ma non c’è un disegno, non c’è una strategia, una pianificazione; non c’è il decreto che stabilisca con che risorse procedere e in che tempi. E’ questa l’eredità dell’attività della ‘cricca’. E al di là della generosità di tutti i volontari che hanno operato nell’emergenza (ci sono le indicazioni su pezzi di legno appesi sugli edifici, Protezione civile Trento, Belluno, Firenze, anche i riminesi hanno fatto la loro parte), abbiamo ascoltato i cittadini che ci hanno raccontato un anno di solitudine, di viaggi ‘con il cappello in mano’ a chiedere ai potenti gli strumenti poter ricominciare a vivere, all’inizio quasi increduli di sentirsi ignorati, poi con tanta frustrata disperazione. Gli abruzzesi dovranno pagare le tasse (negli altri casi, le popolazioni colpite dal terremoti hanno ottenuto periodi di dieci anni o più per pagare, e le tasse ridotte al 40% degli importi). La promessa di fondi certi per ricostruire, tale è rimasta. L’impegno politico che scaturisce per il Pd dalla giornata a l’Aquila è di un rinnovata e forte attenzione per L ‘Aquila e l’Abruzzo colpito da terremoto, che resta un’emergenza nazionale, e non un problema di chi vi si trova; un impegno a che venga approvata una legge ad hoc per la ricostruzione, finanziata, se servirà, anche con la tassa di scopo. Per chiedere con i cittadini, senza voler cavalcare in modo strumentale le loro battaglie ma stando accanto, che il Governo sappia dare le risposte doverose che cittadini attendono senza altri ingiustificabili ritardi. Noi ricominciamo con la festa nazionale della cultura del Pd a L’Aquila, dal prossimo 7 settembre, per mantenere accesi i riflettori. Anche quelli di chi non ha voluto vedere. Pierluigi Castagnetti scrive oggi su ‘Europa’ che la ricostruzione toccherà a noi, una volta tornati al Governo, a “riparare questa colossale ingiustizia”, perché non c’è da aspettarsi di meglio da questa maggioranza. Tocca a noi sin da ora fare il possibile dall’opposizione, come chiede la poesia che percorre il muro dell’unico bar aperto, un verso che si arrampica in bella calligrafia sulla parete “Dove sarò domani? Che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani? Tendimi le mani”.

Comments

One Response to “L’Aquila, “dopo oltre un anno, il terremoto è ancora presente ovunque, incontrastato signore della città”. Appunti di viaggio abruzzese”

  1. KARL
    Settembre 8th, 2010 @ 08:59

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