Elisa Marchioni alla Camera dei Deputati

Il sito della parlamentare del Partito Democratico di Rimini

Dall’Iva alla manovra, due anni e mezzo di fallimenti di Governo. Che si crede proprietario del Paese.

Pubblicato da redazione il 2 agosto 2010 | | Nessun Commento

In risposta alle affermazioni dell’On. Pizzolante pubblicate sulla stampa sabato u.s., afferma l’On. Elisa Marchioni:

Come spesso accade, l’On. Pizzolante confonde le acque. Il sottosegretario Casero avrebbe accettato il mio Odg sul Turismo solo se io avessi trasformato la richiesta di un impegno preciso del Governo a confrontarsi con l’Ue, esattamente come è necessario fare per la modifica delle aliquote IVA, in una formula generica: il Governo può valutare eventualmente la situazione… Espresso in questo modo, annacquato e inutile, l’ordine del giorno perdeva ogni possibilità di incidere davvero, e quindi ho chiesto il voto dell’aula per dirimere le cose con un sì o con un no. Come è noto, Pdl e Lega hanno votato ‘no’. Non c’è altra verità possibile.

A partire da questo episodio, vorrei però allargare la riflessione. Intanto, alla constatazione che lo spazio per proporre soluzioni che fanno bene al Paese, in modo condiviso, è azzerato da parte della maggioranza al Governo al di là dei proclami alla responsabilità. Proprio in un momento di crisi economica di una gravità mai incontrata, la capacità di cercare le soluzioni migliori potrebbe essere un’ancora di salvezza. Resto convinta che la politica sia risolvere insieme i problemi, non galleggiare a colpi di slogan, visibilità dell’attimo e annunci mirabolanti e vuoti (all’on. Pini dico: e trovateli, alla fine, quei due milioni di euro per l’Alta Valmarecchia. Con mille euro per ogni volta che lo proclami a vuoto, ai due milioni saremmo già vicini!)

La manovra è un esempio di questo modo miope di concepire l’azione di governo: è uno strumento mal orchestrato, ingiusto, e dal respiro corto, blindata da subito: impossibile contribuire con idee o dibattito. E’ una gigantesca frenata, una ‘inchiodata’ di quelle che lasciano le gomme sull’asfalto: non dà fiato all’economia, non contiene alcuna misura per aiutare consumi e produzioni a ripartire, penalizza doppiamente i redditi deboli, che si vedono congelati gli stipendi e ridotti i servizi, per i tagli a regioni ed enti locali; e non tocca i redditi alti, non fa scelte coraggiose, non tocca i privilegi veri: si amplia lo spazio per i furbi, e peccato per chi si ostina a restare onesto.

Inoltre, la manovra non basterà: oltre ai tagli, serviranno prima o poi le misure per il rilancio dell’economia e servirà colmare le forzature e gli errori di valutazione che la manovra contiene. Sono già saltati, in contemporanea all’approvazione in aula, i 200milioni di euro previsti in arrivo alle finanze pubbliche dal pagamento di nuovi pedaggi. Il Tar del Lazio ha dato ragione a province e  comuni ricorrenti: il pedaggio si paga se si usufruisce di un servizio, e quindi non è dovuto a prescindere. Niente pedaggi per i pendolari, niente ingresso per lo Stato. Il Sindaco Alemanno aveva dichiarato che si sarebbe scagliato in auto contro il casello… Non sarà  necessario arrivare a tanto.

Oltre alla manovra, che dire di un Governo che in piena crisi, non si preoccupa di lasciare vacante per mesi il ruolo del Ministro per lo sviluppo economico? E che dire delle riforme strutturali che questa maggioranza aveva tutti i numeri per affrontare in questi primi due anni e mezzo di governo. Ma altro che riforme, ci vuole pensiero e confronto per fare
il bene di tutti, molto più facile cercare soprattutto il consenso del sondaggio del giorno, senza guardare più lontano. Sostenendo oltre il verosimile che va tutto bene anche così. Anche davanti alle persone senza più lavoro e senza più nulla. Gli unici cambiamenti sono stati i tagli. Tagli drastici, senza progetto, conditi di campagne demagogiche che motivassero la
delegittimazione di categorie intere di lavoratori: ci siamo ritrovati in un Paese di  fannulloni pubblici, insegnanti incapaci, dirigenti inetti nel gestire le scuole, amministratori incauti, di politici arraffoni e arruffoni, di magistrati parziali. Tutti di sinistra?

Per sette degli ultimi nove anni, ha governato la destra. E francamente, non ne abbiamo trovato giovamento. Non sono nemmeno impostate o abbozzate le riforme delle pensioni, del fisco, della giustizia, per il governo del Paese a partire dalle modalità di voto per la scelta dei parlamentari. Tutto  liquidato complessivamente come non abbastanza importante. Di certo, a fronte delle mai così numerose chiamate in causa per reati, collusioni, arricchimenti indebiti illegali e ai margine della legalità che hanno dato uno spaccato indecente di cosa possa e di cosa osi il potere.

Risultati? Pochi. Ho letto pochi giorni fa un virulento articolo sempre dell’on. Pizzolante sull’insostenibile peso della burocrazia. Mi chiedo a chi rivolgesse tanta vis polemica, se non ai suoi ministri (compreso quello alla Semplificazione),  che al governo per sette anni sugli ultimi nove, e negli ultimi due e mezzo, non hanno evidentemente centrato neppure da lontano il bersaglio. Il fallimento di questi sette anni, e di questa metà legislatura pur così forte di numeri e di consenso popolare, è evidente.

Infine: sapremmo noi, sappiamo noi del Partito democratico, del centro sinistra, proporre di meglio? Abbiamo dato prova di essere capaci di litigi, frantumazione, personalismi, anche dalla nostra parte. Eppure, io credo che il nostro partito sia davvero l’alternativa per il governo del Paese. Già da ora, dall’opposizione, abbiamo proposto contributi concrete (a partire da tassare i redditi alti, e lo stipendio per i precari). Perché crediamo in un metodo diverso dal leaderismo carismatico di uno che si crede padrone del Paese. Perché crediamo in un’Italia di persone di talento e che credono nel loro lavoro e intendono svolgerlo bene, nelle regole. Perché crediamo esistano relazioni possibili di rispetto, legalità e accoglienza al posto delle ronde. Perché  crediamo alla fatica delle scelte anche difficili (come per entrare nell’euro), che però fatte tutti insieme, ciascuno per la sua parte, sono sopportabili. Perché crediamo che l’orgoglio dell’essere italiani possa portarci fuori dalla crisi, ma nessuno si salva da solo. Perché crediamo in un solo Paese che ce la fa, senza che il nord sia contro il sud e dove i ricchi non ne escono ancora più ricchi e più deboli sono abbandonati a se stessi.

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